Introduzione al (per)corso

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Fotografia di Bluebook srl

Costruire un progetto comunicativo

Il percorso è strutturato in 6 incontri, per la costruzione, la realizzazione e la valutazione di un progetto di comunicazione finalizzato allo scambio di “oggetti di valore”*. Seguendo le tappe che caratterizzano ogni progetto, lavoreremo insieme alla:

  • definizione del contesto e degli obiettivi; 
  • individuazione di interlocutori e bisogni;
  • individuazione di rischi e opportunità;
  • esplorazione dei concetti di forma e contenuto;  
  • esplorazione di strategie e strumenti per la condivisione;
  • individuazione di strategie per la verifica dei risultati, la valutazione degli impatti e la valorizzazione dei risultati.

Il percorso si propone, esso stesso, come un percorso in divenire, aperto a suggestioni e suggerimenti: ci aspettiamo che, nel corso degli incontri, sarà arricchito dalle vostre esperienze e dalle vostre domande.

Iniziamo con le parole di Tullio De Mauro e la sua descrizione del termine “comunicare”. 

*Eleonora Fiorani

Comunicare è... Tullio De Mauro

Tullio De Mauro in risposta alla domanda: può darci una definizione di comunicazione
che possa sigillare la sua visione?

Io sono affezionato a cercare un quadro molto generale in cui inserire le considerazioni sulla comunicazione linguistica, verbale, attraverso parole, e quindi risponderei in termini molto generali alla sua domanda. Potrei rispondere, come mi è accaduto di rispondere insieme ad altri, ricordando che comunicare vuol dire, in generale, con un segnale di qualche tipo, riuscire a trasmettere un contenuto, qualcosa che si vuole dire, ma dire non necessariamente con le parole: dire con uno dei tanti codici possibili di comunicazione che come esseri viventi e, più specificamente come esseri umani, abbiamo creato attraverso le centinaia di migliaia, anzi di milioni di anni. Questa trasmissione attraverso segnali di contenuti, questa messa in comune di contenuti tra sorgenti (produttori diciamo) e ricettori del segnale, che comprendono il segnale e comprendono il contenuto, avviene appunto su tanti canali. Per molto tempo sono stato un po’ freddo, lo confesso – l’ho confessato anche in sede più tecnica – dinnanzi a chi come gli psicologi di Palo Alto o Roland Barthes in Europa, per esempio, vedevano dappertutto comunicazione, per così dire; però invecchiando sono diventato più tenero verso questa prospettiva soprattutto grazie a tante considerazioni che abbiamo fatto in comune con Anna Maria Testa che è una pubblicitaria – ma forse è riduttivo dire pubblicitaria, sì, è anche questo – che ha scritto molto sulla comunicazione e sulla comunicazione pubblicitaria con grande intelligenza. Devo a lei di essermi un po’ alla volta convinto che effettivamente si dà comunicazione con la semplice, per adoperare una parola difficile, astanza. Con lo stesso essere – indipendentemente dal volere o no comunicare qualche cosa  – comunichiamo inevitabilmente, per dir così.